La cura è mite

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Gentilezza

Gentilezza


La cura è mite

Beati i miti perché possederanno la terra
(Matteo V, 4)

La mitezza è l’unica suprema potenza di lasciare essere l’altro quello che è
e la cura è saper facilitare questa espressione di sé

Introduzione alla “cura mite” di Riccardo Battaglia

Cos’è la salute? La salute è una condizione di equilibrio in cui l’individuo vive in uno stato di perfetto benessere fisico, mentale e sociale.
La malattia è l’allontanarsi da questo equilibrio.
Sappiamo che dietro ogni malattia vi è, consciamente o inconsciamente, l’obbligo di fare qualcosa che non desideriamo o il divieto di fare qualcosa che desideriamo.
E sappiamo altresì che per trasgredire questo obbligo o questo divieto dobbiamo superare la paura infantile di non essere amati o di essere abbandonati.
Questa paura che spesso ci portiamo dietro per tutta la vita, è quella che ci allontana da noi stessi, ci impedisce di essere ciò che siamo e ci fa essere quello che pensiamo gli altri si aspettino da noi e, in buona sostanza, produce malattia.

Quale può essere quindi la cura?

Per definire la qualità essenziale della cura e di chi cura devo introdurre un concetto rivoluzionario (e forse scandaloso) per i nostri tempi: la mitezza.

Perché rivoluzionario? Perché scandaloso?
Perché si contrappone ai principi imperanti nella nostra società che sono la competitività, l’ambizione di primeggiare, l’egocentrismo, l’egoismo, la difesa dei privilegi, l’esclusione o la paura del “diverso”, l’aggressività, l’arroganza, la vanagloria, il narcisismo, l’apparire, eccetera.
Basta uscire per strada o guardare un qualsiasi programma tv per accorgersene.
La mia esperienza mi conferma che vivere secondo questa scala di valori, (o subirla) produce malattia.

La mitezza

La mitezza invece, si badi bene, non è arrendevolezza, acquiescenza, cedevolezza, debolezza, o men che mai, codardia,
La mitezza e la potenza suprema di permettere all’altro di essere quello che egli è; e la cura è saper facilitare il processo che consenta questa espressione di sé.

Richiede
consapevolezza,
forza,
coraggio,
capacità di andare controcorrente
e coerenza nell’affermare una scala alternativa di valori.

Si nutre di
attenzione,
rispetto,
ascolto,
gentilezza.

Questo, seppur raro, è l’unico approccio che cura e che può permettere di restituire alla persona la capacità di sviluppare quello che io chiamo “il medico interiore” e cioè la naturale predisposizione auto curativa che ogni organismo possiede.

Medico facilitatore

Il medico quindi non deve diventare il protagonista, il demiurgo, ma deve rimanere ai margini della scena, deve essere un
semplice generoso facilitatore,
competente,
rispettoso,
attento,
capace di osservazione ed ascolto attivi,
pronto a cogliere la meraviglia del paziente, persona unica al mondo e irripetibile, che si affida alle sue mani e al suo cuore …e sapergliela restituire.

L’attenzione uniformemente sospesa

Il medico deve essere cosciente di questo privilegio, dell’emozione di quell’incontro specifico e delle potenzialità creative insite nell’incontro stesso.

Deve essere concentrato sul paziente con “un’attenzione uniformemente sospesa”,
Deve saper vedere l’invisibile, percepire l’impercettibile,
Deve essere consapevole di potere cogliere la dimensione sublime e generativa della cura, (dimensione propria dell’arte)
Deve saper riconoscere e gestire l’opportunità di sperimentare un vero e proprio “miracolo” che apre il suo paziente a nuovi approcci alla realtà e lo porta gradualmente ad eliminare il male e a far fluire in modo armonico e naturale il bene, la salute, liberandola dalle strettoie, dai nodi e dagli ingorghi in cui era costretta e spesso “incistata”,
Deve aiutarlo ad inventare e scoprire nuove vie, nuovi valori e un nuovo stile di vita.

Il medico mite incontra e cura così il corpo-nel-mondo (e non solo l’oggetto corpo, mero insieme di organi) e fa sì che medicina e poesia, filosofia e scienza, terra e cielo si uniscano nell’inno alla vita.

Comments

  1. Giorgia on aprile 3, 2017 at 1:08 am said:

    Io ci sto pensando su dalla serata dell incontro sulla promozione del camminare. La mitezza .. comporta anche il conoscersi .. e’ un percorso non semplice al quale aspirerei.Difficile per me rimanere costante nell intento, perche’ questa vita frenetica o forse una mia inefficace organizzazione di essa, mi sottopongono a come dei momenti di accelerazione nelle relazioni dove a pagarla e’ proprio la qualita’ di esse. OCCORRE impegnarsi a tenere a fuoco l obiettivo

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