TERAPIA O CURA? (pensanti e non-pensanti)

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PENSANTI E NON-PENSANTI

Condivido, con chi avesse l’interesse e la voglia di leggerle, alcune riflessioni. Le dedico a chi ha bisogno di pensare, a chi si pone delle domande. Norberto Bobbio (come fa notare nel suo ultimo libro il teologo Vito Mancuso) cogliendo la linea di divisione che attraversa il genere umano, affermò che secondo lui “la differenza rilevante non passa tra credenti e non credenti, ma tra pensanti e non pensanti” Ed è ai primi, i pensanti, che io mi rivolgo.  Il tema di oggi è terapia o cura ?

TERAPIA O CURA ?

Cari amici

È la fine dell’anno e mi sono trovato a pensare agli anni passati e a quante sofferenze, incomprensioni e vere e proprie crudeltà sia stato sottoposto chi soffriva di un disagio psicologico. Mi chiedo quanto, anche se in forme diverse, questa mentalità continua a creare incomprensioni e sofferenze, e confondere quella che (secondo il modello epistemologico prettamente medico che vede nel sintomo il male, l’obiettivo da combattere e che si propone di eliminare sintomi e disagi e riportare il paziente alla salute) viene considerata la terapia con quella che io definisco la cura, o meglio “la cura mite”

Secondo il modello succitato lo psicoterapeuta cura la psiche nello stesso modo in cui il medico organicista cura il corpo. Come il corpo subisce delle malattie, così la psiche soffre di disordini, come li chiama il DSM (Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali), i quali devono essere guariti con le opportune terapie, spesso concettualmente chirurgiche (gr: cheirourgia da χείρ, mano ed ἔργον, opera), cioè mettendo le mani direttamente sull’organo malato.
Che tipo di terapie? Soprattutto quelle che cercano di agire direttamente sul cervello, che si ritiene l’organo malato.

TERAPIE PSICHIATRICHE

Nel corso del secolo scorso le terapie interventiste che hanno avuto più successo sono state quattro e precisamente:
1. lo shock insulinico atto a provocare il coma ipoglicemico con conseguenti danni cerebrali e regressione allo stadio infantile
2. La terapia con cardiazol capace di provocare intensissime convulsioni epilettiche (spesso usata in associazione alla prima)
3. La lobotomia prefrontale: il taglio (dal greco tomē) dei lobi frontali, cioè più specificamente taglio delle connessioni che partono e arrivano alla corteccia prefrontale del cervello. Nel 1927, il neurologo portoghese António Moniz inventò un’operazione che prevedeva la distruzione intenzionale di porzioni di tessuto dei lobi prefrontali raggiunti mediante una trapanazione del cranio. Nel 1949 Muniz vinse per questa invenzione il premio Nobel.
4. L’elettroshock ideato dall’italiano Cerletti che si basa sullo stesso principio della sedia elettrica. “Il meccanismo di miglioramento e guarigione sembra essere quello di tramortire il cervello e ridurre le attività cerebrali superiori per ledere la memoria, così le acquisizioni mentali più recenti, cioè lo stato patologico, vengono dimenticate”.( Abraham Myerson, “Borderline Cases Treated by Electric Shock”, American Journal of Psychiatry 100 (1943)) Questa pratica è tuttora (anche se raramente) applicata, mentre tutte le altre crudeltà sopra descritte sono state via via abbandonate.

SE HAI UN PROBLEMA NON PENSARCI

La psichiatria di questo orientamento ha sempre spacciato il senso comune per scienza e ha preso alla lettera il consiglio che si è sempre dato alle persone con sofferenza psicologica, cioè di non pensarci.
Poiché il pensiero era il problema, la scienza psichiatrica ha provveduto a dotarsi degli strumenti più efficienti per aiutare le persone a eliminarlo intervenendo direttamente sull’organo malato per estirpare fisicamente i circuiti intellettivi responsabili del male. Se il pensiero è il problema, l’ignoranza è una benedizione e i poveri di spirito, come si sa, andranno in paradiso.

LA PERSONA NON È UN SINTOMO

Lacan, il grande psichiatra, piscoanalista e filosofo francese, ha osservato a suo tempo che la specificità del discorso scientifico è la rimozione del soggetto dal campo di investigazione. Non si tiene conto della persona, ma solo del suo “disordine” psichico di cui è “portatore”.
La scienza medica e la psicologia, sosteneva Lacan, operano spesso senza avere né una nozione né una teoria della psiche. Ed è veramente paradossale che non conoscendola e neppure concependola, medici e psicologi (di un determinato orientamento) cerchino di sopprimerla, indicando che essere felici significa essere assenti a se stessi.
Del resto, questo è un sogno che attraversa tutta la storia dell’umanità. Gli uomini hanno sempre desiderato sbarazzarsi dell’inconscio, cioè della divisione soggettiva che mette l’essere umano in conflitto con se stesso, e hanno sempre fantasticato di poter vivere in un ritrovato stato di natura senza pensieri e senza contraddizioni.

PRIMUM VIVERE, DEINDE PHILOSOPHARI

prima vivete e solo poi pensate a filosofare, dice il proverbio. Ma chi è depresso o insoddisfatto senza apparente motivo, o semplicemente chi cerca il senso della vita o se stesso rifiuta questa logica. Si ostina a chiedere che la vita si dimostri degna di essere vissuta. Egli dice: prima filosofare poi vivere. Egli è il testimone del fatto che è proprio dell’essere umano dover imparare a filosofare per vivere.

CIÒ CHE IL DISAGIO PSICOLOGICO INSEGNA

Attraverso il disagio psicologico l’essere umano, consapevolmente o no, contrasta l’idea che la vita sia una pura immanenza emotivo-corporea, una semplice realtà fisico-emozionale.
È testimone di quella dimensione della vita che la filosofia ha chiamato spirito e che noi chiamiamo psiche.

ESISTERE, RICONOSCERSI, RICONOSCERE L’ALTRO

Il filosofo Heidegger forniva un dato fondamentale della psiche parlando del Dasein (cioè l’”esser-ci”, l’”essere-nel-mondo”). Un esser-ci che indica la presenza a se stessi e contemporaneamente l’esistenza dell’altro in quanto tale .
L’io esiste in quanto si guarda continuamente allo specchio. Ma non potrà mai vedersi di schiena, o meglio potrà farlo solo tramite un secondo specchio.

LA CURA MITE E L’INCONSCIO

Questo si ottiene attraverso una cura ad orientamento psicoanalitico integrato.
Questo modello si è sviluppato grazie ai grandi padri della psicanalisi (Freud, Jung, ed in particolare Adler).
E, per quanto riguarda la nuova visione della malattia mentale, non possiamo dimenticare la rivoluzione del grande Basaglia.
I contributi di altre discipline ed approcci che implementano in modo creativo la relazione di cura attraverso la molteplicità dei linguaggi, hanno arricchito ed ancor più avvalorato le idee dei Grandi che ho citato.
La cura (quella che ho definito la “cura mite”)—non quindi una terapia—è il “prendersi cura” per ciò che non può essere direttamente presentato, ma che potrà tuttavia essere prima o poi rappresentato.
L’essere umano non può smettere di trovarsi davanti a sé e così facendo si costituisce come altro.
Mentre troviamo noi stessi, quindi, riconosciamo l’esistenza dell’altro. L’io non va mai senza l’altro.
Questo raddoppiamento, che è anche una divisione, istituisce l’inconscio.

Il discorso, mi rendo conto, dovrebbe essere maggiormente sviluppato, ma non voglio tediarvi oltre; e spero, pur nella inevitabile estrema sintesi, di essere riuscito a trasmettere l’importanza del pensare, di ascoltare se stessi, di sapere chiedere aiuto e di cercare risposte autentiche per dare un senso alla propria vita. Se siete arrivati a leggere sino a qui vi ringrazio per l’attenzione 😊Alla prossima
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