Colon irritabile, ansia, depressione, stress. Il cervello addominale – Che fare?

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Colon irritabile

L’indagine:(fonte AdnKronos Salute)

Disordini funzionali del tubo digerente (colon irritabile, stitichezza, dispepsia ecc)

Ne soffre circa il 20% degli italiani (3/4 sono donne). Quasi tutti affetti da stress e 1 su 3 da ansia patologica e il 15% di depressione
Che fare?

L’indagine

Colon irritabileFitte dolorose, gonfiore, crampi, nausea, costipazione. La sindrome dell’intestino (colon) irritabile ha gravi ricadute psicologiche sui pazienti che ne sono colpiti. In Italia, infatti, il 35,9% – circa uno su tre – soffre di ansia a livelli patologici, e il 14,5% di depressione. E’ quanto emerge da uno studio che Aigo (Associazione italiana gastroenterologi ospedalieri) ha realizzato in collaborazione con la Società argentina di gastroenterologia (Sage), che gli esperti di Aigo Massimo Bellini e Marco Soncini hanno presentato a Buenos Aires nel corso del convegno internazionale di autunno ‘VIII Curso Internacional de Otoño AGA-Sage’.

In Italia lo studio ha coinvolto circa 700 pazienti, reclutati in 29 centri tra il 2014 e il 2015. Così scopriamo che nel Belpaese le donne sono colpite da questa patologia tre volte di più rispetto agli uomini. (73% donne contro il 27% degli uomini) e l’età media è di circa 43 anni. La patologia ha pesanti ricadute sulla qualità della vita. I pazienti giudicano il dolore provato “elevato”, e questo ha pesanti interferenze sulle attività quotidiane.

Esami invasivi

Sul fronte della diagnosi e della terapia, emerge come si faccia ancora ampio ricorso a esami invasivi come la colonscopia (più del 40% dei pazienti), nonostante le linee guida internazionali non ritengano questo approccio necessario in un così ampio numero di casi.

Non patologia, ma sintomo

Colon irritabile 1La sindrome del colon irritabile, come anche la stipsi e la dispepsia, la digestione lenta, la diarrea, la nausea, i dolori addominali, non è una patologia ma un sintomo, cronico o ricorrente. Sono definiti nel loro complesso disordini funzionali del tubo digerente. Infatti sono caratterizzati da alterazioni della funzione dell’apparato digerente accompagnate da dolore, gonfiore addominale, alterazione della defecazione. Sono estremamente diffusi, tanto da riguardare tra il 10 e il 20% della popolazione dei Paesi occidentali, concludono gli esperti.
A chi non è capitato, almeno una volta nella vita, di interiorizzare le emozioni, i sentimenti e le sensazioni, così tanto da poterle sentire con la pancia?

Il “cervello addominale”

Cervello addominale In realtà, nella pancia abbiamo un “cervello addominale” che non serve soltanto alla digestione.

Al pari del cervello vero e proprio, produce alcune sostanze, come la serotonina e dopamina, in grado di influenzare i nostri stati d’animo.
E’ come se il nostro intestino si comportasse da “secondo cervello” . Esso, in maniera completamente autonoma, invia segnali di stress, compromettendo la produzione dell’ormone del benessere, rilasciato dal medesimo organo.
E’ proprio sull’addome che si accumulano la rabbia, le tensioni sul lavoro, le discussioni di coppia o di famiglia. Le preoccupazioni in generale.
L’accumulo di ansia, quella che non riesce ad essere scaricata correttamente, viene interiorizzata ed inizia a circolare nella pancia (pancia gonfia).
Il respiro affannoso, tipico delle persone ansiose, favorisce l’ingestione di molta aria. L’aria resta bloccata nell’intestino, perché non riesce a venir fuori da bocca o naso.

La comunicazione intestino-cervello

L’intestino e il cervello comunicano molto da vicino. Nell’intestino sono presenti cellule neuronali, seppur in numero inferiore rispetto a quelle presenti nel cervello. A seguito di fattori fisici o stimoli di vario tipo (ad esempio le emozioni), rilasciano in media il 95% della serotonina (neuromediatore che influisce sugli stati d’animo) complessiva rilasciata dall’organismo.
Come il cervello della testa anche quello addominale, dunque, produce sostanze psicoattive che influenzano gli stati d’animo. Oltre la serotonina, anche la dopamina ma anche oppiacei antidolorifici e persino benzodiazepine.
La comunicazione tra i due cervelli sembra comunque dominata da quello situato nella pancia.
E’ da qui che parte, diretto alla testa, il 90% dei messaggi. La maggior parte di questi messaggi sono inconsci, avvenendo senza che noi ne prendiamo coscienza; li percepiamo solo quando sono segnali di allarme che scatenano reazioni di malessere. Il cervello addominale sarebbe addirittura dotato di memoria che per fissare i ricordi usa le stesse molecole del cervello della testa:

gli stress del passato si stampigliano così nel cervello e nell’addome, rendendo l’asse tra questi due centri ipersensibile per tutta la vita.

Tutte le volte che le emozioni sono associate ad ansia, paura e tensione il cervello invia all’intestino “l’ordine” di rilasciare altra serotonina. In questo modo gestisce questo surplus di emozioni negative. Purtroppo questo avviene non senza conseguenze per la funzionalità dell’intero apparato digestivo.
La muscolatura addominale, infatti, si contrae, provocando gonfiore, diarrea, crampi, ecc.; inoltre, l’eccessiva tensione e stress emotivo inducono nello stomaco una iper-secrezione di acido cloridrico. È così che si sviluppano, nel tempo, infiammazioni, bruciori e addirittura ulcere.
Alla luce di questo, ricordiamo che sono proprio le emozioni negative la fonte del nostro malessere!
In assenza di una vera patologia fisica, pertanto, è fondamentale lavorare sul proprio stato psicologico.

Quale cura?

Come affrontare, dunque, questi problemi?
È importante da parte del medico specialista psicoterapeuta “ascoltare” questi messaggi e “dialogare” con essi. Il cervello addominale è istintivo, diretto, non mediato da elaborazioni razionali. Anche nel linguaggio comune tali reazioni spesso si definiscono “viscerali” o “di pancia”. Il cervello addominale parla dunque quella che io definisco “antica lingua” , che è anche la lingua dell’arte.

Asse intestino-cuore-cervello

Il medico psicoterapeuta deve saper entrare in contatto con questa dimensione,

comprendere il collegamento tra i due “cervelli”(addominale e cervello vero e proprio),

attivare la connessione tra i due emisferi (quello destro, creativo e quello sinistro, razionale)

Integrare ed armonizzare l’asse intestino-cuore-cervello

saper intervenire utilizzando molteplici linguaggi, compreso quello corporeo.

Relazione terapeutica –> relazione creativa

È nella relazione tra analista e analizzato che si verifica qualcosa, si “crea” qualcosa:

forse un ritorno ai primordi della comunicazione umana, a quella “antica lingua”, appunto, che, come ho già evidenziato, in buona sostanza è la lingua dell’arte.

Una comunicazione segnata dalla scoperta insita in ognuno di noi di abbandonarsi alle emozioni dell’altro.
Ciò richiede molta esperienza, strumenti raffinati, linguaggi integrati, competenze mediche e psicologiche, modalità di approccio personalizzate. Ma sopratutto empatia e amore.
La mia esperienza mi permette di affermare che la psicoterapia integrata ad approccio psico-corporeo (body-mind psychotherapy) permette nella maggioranza dei casi di risolvere o migliorare notevolmente la sintomatologia sopra descritta e di riconoscere (e correggere) gli aspetti dello stile di vita che possono determinare tali disturbi.

Comments

  1. Paglialunga anna on maggio 29, 2017 at 3:43 am said:

    Finalmente!!!… la spiegazione che ho sempre sperato di trovare.Adesso,almeno,inizio ad avere un’idea su cosa mi posso orientare riguardo alla terapia da intraprendere.Grazie,grazie,grazie!

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