Il valore terapeutico e formativo degli errori

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Errare humanum est Errori

Il  valore terapeutico e formativo degli errori.

Carissimi amici, oggi con una mia paziente abbiamo affrontato un tema che vorrei sviluppare con voi.
Si tratta dell’importanza che nella nostra esperienza umana hanno gli errori, e quanto spesso sia utile un percorso di psicoterapia per potere riconoscerli e trarre da essi il massimo beneficio.

Alfred Adler

Alfred Adler, il grande psichiatra e psicanalista del XX° secolo ci fa riflettere su un punto molto importante.
“Cosa fai per prima cosa quando impari a nuotare? Fai degli errori, non è vero? E cosa accade? Fai altri errori, e quando tu hai fatto tutti gli errori che è possibile fare senza affogare – e alcuni anche più e più volte – cosa scopri? Che sai nuotare! Bene – la vita è la stessa cosa che imparare a nuotare! Non aver paura di fare degli errori, perché non c’è altro modo per imparare come si vive.”

Sbagliando si impara

L’importanza dell’errore viene spesso sottovalutata; dobbiamo imparare a permetterci di sbagliare. E permetterlo ai nostri bambini.

Di fronte ad un errore nostro o altrui dobbiamo sapere dirci e dire “hai sbagliato” senza trasformarlo mai in un “sei sbagliato”.

Non dite mai a nessuno (tantomeno ai giovani) “sei un bugiardo” dite loro “hai detto una bugia” , non “sei cattivo, …. ecc.” ma “hai fatto una cosa cattiva…..”

Eviterete offese e stigmatizzazioni gratuite valutando il comportamento e non la persona.

Ricordiamoci l’antico adagio “sbagliando si impara” .

Michael Jordan, il più grande giocatore di pallacanestro di tutti i tempi affermava:

“Avrò segnato undici volte canestri vincenti sulla sirena e altre diciassette volte a meno di dieci secondi dalla fine, ma nella mia carriera ho sbagliato più di novemila tiri. Ho perso quasi trecento partite. Trentasei volte i miei compagni mi hanno affidato il tiro decisivo e l’ho sbagliato. Nella vita ho fallito molte volte. Ed è per questo che alla fine ho vinto tutto.”

Gli errori ci migliorano

Dobbiamo sempre ricordare che l’errore non rappresenta noi, ma una situazione.

Michael Jordan non ha dimenticato nemmeno uno degli errori fatti e ciò gli ha permesso di appoggiarvisi per conseguire i più alti riconoscimenti.

I più grandi filosofi, psicoanalisti e sportivi riconoscono all’errore un ruolo fondamentale di maturazione e crescita: ciò non significa che dobbiamo cercarlo, ovviamente, ma che dobbiamo dargli un peso adeguato e usarlo come qualsiasi altro elemento di apprendimento.

Dobbiamo ricordare sempre i nostri errori e accarezzarli come fossero stati i nostri più grandi amici che ci hanno aiutato a diventare migliori.

Sbagliare è la condizione base dell’apprendimento: l’errore è un componente naturale dell’uomo e necessario alla nostra crescita.

Gianni Rodari con il suo gioioso realismo poetico scrisse : “Gli errori sono necessari, utili come il pane e spesso anche belli: per esempio, la torre di Pisa.”
E Bertolt Brecht: “Sto lavorando duro per preparare il mio prossimo errore.”

Saper riconoscere errori, non averne paura e farne tesoro ci fa capire che la perfezione non esiste, ci insegna a perdonarci e a perdonare gli altri. Ci libera dalla paura di sperimentare la vita, comprendendo che viverla in modo pieno non è evitare gli errori, ma crescere imparando da essi.
Gli errori insegnano che senza non si ha crescita, poiché potresti rimanere fermo e inattivo solo perché hai paura di sbagliare.

Ti insegnano, inoltre, a essere umile, consentendoti di mantenere il tuo ego sotto controllo, alimentando il tuo desiderio di essere un po’ migliore e ricordandoti che la tua crescita, per essere tale, non deve finire mai.

Gli errori ci rendono umani

Impariamo sbagliando ci ricordava Alfred Adler e aggiungeva che non esistono errori intelligenti o errori stupidi, ma solo modi intelligenti o stupidi di gestire gli errori.

Einstein asseriva che “fare la stessa cosa aspettandosi di ottenere risultati diversi è una definizione pratica della follia”

Errare humanum est dicevano i latini.
Chi ha una personalità perfezionista pensa che sia una magra consolazione.
Un’elevata tendenza al perfezionismo può renderci particolarmente vulnerabili su questo punto e farci reagire ai nostri errori con eccessiva vergogna e autocritica come se l’errore mettesse in discussione il nostro valore come persone invece che essere l’esito di un singolo comportamento.

È proprio l’errore invece ciò che ci rende umani e quindi in grado, grazie proprio alla nostra capacità di sbagliare, di apprendere dall’esperienza, di conoscere e di crescere.

Errare

Il verbo latino “errare” contiene in sé una doppia accezione di significato tutt’altro che irrilevante per il nostro discorso sull’errore e la psicologia. Da un lato “errare” significa aver smarrito la giusta via, deviare da quella che è, o dovrebbe essere, la strada tracciata da seguire.
Tuttavia errare per i latini significa anche viaggiare, pellegrinare in riferimento, non tanto al seguire o deviare da un percorso già tracciato, quanto al vagare alla scoperta di luoghi “altri” che non si conoscono. L’errore quindi, se da un lato ci porta fuori da una norma, dall’altro è anche una deviazione che può consentirci di conoscere qualcosa di nuovo.

Vince Thomas Lombardi, coach di football americano, afferma che “il maggior successo è quello che si ha nel rialzarsi dopo una caduta, non nel non cadere mai”.
In realtà l’insuccesso accresce la maturità di una persona, permette di capire meglio le cose, di vederle da un altro punto di vista, migliore rispetto al passato.
Infine, l’insuccesso può essere fonte di infinite nuove opportunità. Ecco perché è fondamentale sbagliare.

Apprendere dagli errori altrui

Un altro aspetto, dimostrato scientificamente, è quanto siano importanti nell’apprendimento e nella crescita personale non solo i nostri errori, ma anche quelli altrui.

Apprendiamo riflettendo sui nostri errori e su quelli degli altri: e lo facciamo con la stessa area cerebrale.
La scienza riconosce che commettere errori è un processo fondamentale dell’apprendimento.

Ma come impariamo?

La scoperta più recente, pubblicata sulla rivista Nature Neuroscience, è che l’uomo impara non solo dai propri errori (apprendimento per rinforzo), ma anche osservando quelli degli altri (apprendimento per osservazione). E lo fa con la stessa parte della testa…

La parte di cervello che elabora questi processi apparentemente diversi è infatti la medesima, secondo gli studi sperimentali di Hein van Schie e del suo staff.

Si tratta della corteccia cingolata anteriore, un circuito di neuroni racchiuso tra i due emisferi, cui spetta un’azione di controllo.
In genere le persone in cui quest’area è danneggiata tendono a prendere decisioni sbagliate.

Insomma: sbagliando e guardando…. si impara.

Diceva Oscar Wilde “l’esperienza è il nome che diamo ai nostri errori”

Errori, errare, psicoterapia

Ciascuno di noi è quindi chiamato, se vuole dare un senso alla propria vita, a guardarsi dentro, a riconoscere i propri errori, a farsi accompagnare in questo “errare” da un medico psicoterapeuta che lo aiuti a trovare, analizzando la sua esperienza, la meta autentica verso cui orientarsi e orientare la sua vita.

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